andreaUna laurea in agraria in tasca, il passo da boy scout nei piedi fin dall’infanzia, la visione di un mondo agricolo innovativo in testa: Andrea Andrei, portavoce dell’azienda agricola An.fo.ra. e del marchio Sapoeri, fin da bambino è cresciuto tra contadini nei campi di pomodoro, trasportatori di bestiame e casari impegnati nella produzione di Parmigiano Reggiano.

Con il cappello di Nonno Orienzo in testa.
“Sin da bambino volevo costruire qualcosa: ho vissuto immerso nelle attività faticose e appassionanti legate all’agricoltura locale, masticando pane e salame, vedendo da vicino come si trasportano buoi, vitelli, vacche da latte. D’estate e nel tempo libero dalla scuola, seguivo Nonno Orienzo che trasportava con grandi camion il bestiame – suini e bovini – nei più importanti mercati da Modena a Torino, in tutto il nord Italia, per la vendita diretta degli animali”.
Orienzo Bonati non era un trasportatore qualunque: era socio dell’azienda Bonati Degano Trasporti di Parma. Non c’erano gli smartphone all’epoca né i navigatori con la georeferenziazione. Non c’era il web né il telepass.
“Nonno Orienzo si svegliava all’alba e viaggiava per chilometri e chilometri di autostrade. Percorreva statali, provinciali e strette vie di piccoli paesi per raggiungere le piazze dei mercati principali. C’erano fino a seimila bestie tra cui fare la cernita. Ogni martedì andavo con lui a Parma a prelevare i maiali ed i buoi dagli allevamenti adiacenti ai caseifici. Li caricavamo e si partiva alla volta di città e borghi. Immaginate nove camion pieni di animali, i macellai che sceglievano la loro bestia e noi che, alla fine, li portavamo nelle macellerie in Brianza. Nonno Orienzo mi ha trasmesso la passione per questo mondo bello e faticoso. Crescendo, gli studi al liceo scientifico e alla facoltà di agraria mi sono serviti per dare consistenza ai miei interessi”.

Terra, etica, uomini e bestie di allora. “In cinquant’anni il commercio ed il mondo sono davvero cambiati: nelle tecnologie principalmente, ma si è modificato anche il rapporto tra macellaio e allevatore. Il mercato di mezzo secolo fa era una stretta di mano, una bottiglia di vino bevuta in compagnia a conclusione di un affare, le spalle larghe delle persone e un tempo infinito che sembrava reggersi su valori legati alla tradizione. Un’etica semplice, onesta, salda. Almeno, nei miei occhi di bambino c’era questa percezione”.
“L’aspirazione nutrita dai ricordi diventa oggi il sogno: scegliere quell’etica, quella genuinità di allora ed abbinarla al progresso scientifico e tecnologico moderno per produrre e commercializzare prodotti agricoli di qualità, allevare buoi e suini nel rispetto dell’ambiente e del benessere animale, offrire carne bovina e suina frutto di corrette pratiche di allevamento. La sfida è impegnativa: mettere al centro i consumatori di carne producendo e vendendo prodotti di qualità“.
“Nonno Orienzo era stato in Africa prima della guerra: mi ha insegnato il rispetto per le persone, l’umilità nel lavoro, la motivazione dei dipendenti: si intendeva di valorizzazione delle risorse umane senza aver fatto il master in economia aziendale nè corsi di psicologia. Era un uomo guidato dal buon senso, come tutti i grandi vecchi con la saggezza contadina sulla pelle. Mi ha responsabilizzato fin da piccolo in un mondo di adulti. Oggi fare impresa in modo serio, come piace a me, è difficile perché non vengono riconosciuti questi valori: nel mercato si guarda solo al prezzo e non alla qualità che un’azienda testimonia e porta avanti nella sua filosofia di gestione”.

Il momento più bello dal 1987 ad oggi?
L’estate 2004, la grande festa dell’azienda agricola An.fo.ra. sull’aia in campagna con 500 persone, gli amici più stretti ed i clienti più affezionati. Ci siamo impegnati moltissimo: quell’anno è stato un punto di arrivo importante. Non un traguardo, perchè abbiamo trasformato quel successo in una nuova partenza”.

Il motto del nonno che Andrea Andrei ha fatto suo: “Per farsi una reputazione ci vuole una vita e per mangiarsela ci vuole un giorno”

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Passione mondo agricolo, etica e impresa in una lunga Storia di Famiglia: 4 chiacchiere con Francesco Ranieri socio dell’azienda Sapoeri – An.Fo.Ra

La passione per il mondo agricolo, il rispetto per gli animali, il gusto per i prodotti della terra: li ha sempre avuti nel sangue Francesco Ranieri che, insieme all’amico Andrea Andrei, è stato da subito socio co-fondatore dell’azienda agricola An.fo.ra.

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Proviene da una famiglia “regina” nell’ambito dell’industria conserviera del pomodoro. Tra i suoi primi ricordi di bambino “c’è un grande cartello giallo con un dirigibile azzurro che fa scivolare dal cielo, su un mondo a forma di mappamondo, il sugo di pomodoro doppio concentrato, rosso come il nome pittografato dell’azienda Ranieri Luigi e Figli che – in Emilia, tra Fidenza e Parma – è stata un nome in tema di conserve e produzione di formaggi Parmigiani Reggiani”.

Sì avete letto bene: Parmigiani Reggiani “perchè all’epoca il nonno lavorava con il Parmigiano classico dalla crosta gialla, in varie stragionature, e quello tutto nero coperto di sugna scura”.

Così Francesco Ranieri ricorda le prime azioni promozionali del nonno Remo (Fontanellato, 1894 – Fidenza,1967) e dello zio Romolo, il marketing ante-litteram, dove più di tutto contava la lealtà verso il prossimo e l’intuito del commerciante.

Dirigibile. Era il marchio che usarono Luigi Ranieri & Figli anche per la fabbrica in riva al torrente Chiavenna nel piacentino. La acquistarono nel 1933. Durante la guerra fu prodotta conserva in pani (sestuplo) confezionata in astucci di carta, per ovviare alla mancanza di scatole di latta, e passato di mele e pere in mastelli di legno. Nel 1962 la gestione fu affidata alla società Interconserve (sempre nell’ambito famiglia Ranieri) per una decina d’anni.

I campi di pomodoro a perdita d’occhio: sono pane quotidiano da sempre per Ranieri, ma anche le vacche da latte con cui fare nei caseifici il formaggioi maialini nei recinti da cui i norcini ricavavano salumi sopraffini, i cavalli nei ma

neggiE persino i piccioni: una passione enorme del nonno Remo e un ricordo unico ed affascinante, oggi, nella memoria dei figli. “Mio nonno ci diceva sempre ama e rispetta la natura. Avvicinati agli animali in modo giusto ed essi ti daranno sostentamento e sostegno per la vita – spiega Ranieri – si tratta di una visione che mi ha accompagnato crescendo, affine al punto di vista degli Scout di cui faccio parte fin da ragazzino. Si tratta di una scelta etica che pone sulle spalle dell’agricoltore, dell’allevatore, del produttore un forte senso di responsabilità verso il territorio, verso l’ambiente inteso come macro-sistema, verso i consumatori. Ed è lo stesso impegno messo quotidianamente nelle attività dell’Azienda Agricola An.fo.ra. che è nata proprio su questi valori. Mi piace cercare di fare le cose al meglio”.

Il nonno Remo era, in Italia, uno dei più famosi allenatori ed allevatori di piccioni viaggiatori: “Sì, abitavamo a Fidenza in una grande casa gialla circondata dal un ampio giardino. Al terzo piano in uno spazioso solaio c’erano più di 150 piccioni, tenuti benissimo, curatissimi, in trespoli e gabbiette personalizzate, pulite ed ordinate. Tra i piccioni del nonno c’erano parecchi campioni del mondo, uccelli che hanno fatto imprese incredibili: un piccione ha percorso oltre 700 chilometri ed è ritornato a casa da Napoli. Il nonno faceva gare in tutta Italia, in Svizzera, in Lichtenstein: ricordo che quando si ipotizzava l’arrivo di un piccione in gara, dovevamo restate in casa con tutte le finestre chiuse e noi bambini non potevamo uscire a correre, giocare e gridare in giardino. Altrimenti il piccione continuava a roteare sopra il tetto e non entrava nel solaio. La sua gara era terminata solo quando entrava nella gabbietta, scattava il basculante e lì i tecnici registravano il tempo. L’arrivo dei piccioni avveniva a sabati alternati: a volte per noi ragazzi era un sacrificio non poter rincorrerci all’aperto. Ma i piccioni venivano prima di tutto. Quando il nonno è morto, al funerale, hanno creato una muraglia di gabbiette in piazza della Stazione a Fidenza e poi hanno liberato in volo seimila piccioni: è stato molto toccante ed emozionante”.

All’interno dell’Azienda Agricola An.fo.ra. Francesco Ranieri si occupa di gestione alimentare degli animali. Cosa significa?
“Insieme agli altri cerchiamo le alimentazioni migliori: nello specifico io mi occupo dei mangimi, delle vendite e degli acquisti. Si decide con il nutrizionista quale foraggio piantare e coltivare, in quale quantità e di quale qualità. E’ una ricerca molto difficile e non tutte le annate sono uguali. Si tratta di un lavoro stimolante ma che presenta molte variabili. A volte quando scegliamo l’alimentazione migliore per le bestie, mi torna in mente l’amore con cui nonno Remo dava da mangiare ai suoi piccioni perchè fossero forti, sani, viaggiatori dell’aria veloci ed intrepidi: al mare raccoglievano sacchi e sacchi di conchigliette da dare ai suoi campioni per sviluppare l’ossatura e per renderli ancora più forti”.

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Oggi le persone cosa cercano nel mondo agricolo e dal mondo agricolo? “Una nuova sostenibilità: la gente cerca cibi genuini, chiede il chilometro zero perchè segue e legge la tracciabilità del prodotto in una filiera corta. Poi c’è chi torna ad arare il campo con l’aratro ed il cavallo da tiro: è un modo per dire basta all’industrializzazione selvaggia, per ritrovare il contatto con la natura ed il grembo della terra. Quando le persone assaggiano la carne ed i salumi prodotti con il nostro marchio Sapoeri ci restituiscono proprio questa visione: scoprono sapori nuovi, il gusto è più intenso ed è un aroma in grado di far immaginare e rivivere un mondo antico che può essere ancora presente, con qualità e sicurezza. E’ ciò in cui crediamo”.

Dalla nascita dell’Azienda Agricola An.fo.ra. ad oggi quale momento l’ha riempita maggiormente d’orgoglio? “Due sono i passaggi: aver fatto nascere la Festa del Bollito a Fontanellato dove ha sede l’azienda, con lo slogan “mangiamo la carne di Parma a Parma”, e aver dato qualcosa a questo nostro stupendo territorio, proprio quando l’opinione pubblica si accorgeva che nella Bassa Parmense c’era un gruppo di testardi agricoltori che portavano avanti una ricerca scientifica sulla carne per ottenere il meglio per i nostri figli e le future generazioni che la mangeranno: ossia una carne con più Omega 3 che fanno bene alla salute. E prima ancora con il contributo fondamentale di Coldiretti Parma mi riempie di orgoglio essere stati nel gruppo che ha ideato e voluto il Km Zero. Se penso che ventanni fa non avevamo che “un sogno di vita campestre” ed oggi “quel sogno” si è realizzato con i nostri 10 allevamenti selezionati di suini e bovini, provo una grande soddisfazione. Un motivo in più per andare avanti con tenacia per migliorare”.

Il nonno Remo Ranieri è stato onorevole in Parlamento. Cosa direbbe, secondo lei, oggi della situazione dell’Italia e dei mulini a vento contro cui si scontrano quotidianamente tanti agricoltori? “Soffrirebbe come soffriamo noi tutti constatando che un lavoro così bello, così pieno di senso e così vitale è messo a dura prova: il lavoro agricolo non è riconosciuto, è strozzato dalla burocrazia e non restituisce il giusto in termini economici neppure a chi si impegna a fondo. E’ un problema tutto italiano purtroppo. E’ vero che tanti giovani tornano a lavorare la terra, ma per disperazione. C’è bisogno di una maggiore forza e capacità commerciale dell’Italia su prodotti unici come i salumi di Parma, il Prosciutto Crudo, il Parmigiano Reggiano. C’è bisogno di più formazione, più imprenditorialità, scelte stretegiche, il coraggio di promuovere davvero un’immagine di buona enogastronomia locale che è di sostanza e non di facciata, che è reale e non virtuale. La Food Valley merita di più, molto di più. Noi siamo a fianco e all’interno di Coldiretti, Campagna Amica ma occorre un salto di visione più ampio e investimenti coerenti e coraggiosi”.

Lei è padre di due figlie. In termini di alimentazione cosa si sente di comunicare alle famiglie e alle mamme italiane? “La carne di qualità fa bene. L’importante è mangiare sano. A volte rimpinziamo i bambini e i ragazzi di prodotti surgelati, dolci confezionati in quantità industriali, panini farciti da fast food, bibite gassate, caramelle gommose. Una bistecca nutriente e leggera in una dieta alimentare variegata, due fette di Prosciutto Crudo con frutta, verdura, il buon Parmigiano Reggiano, alternati a pesce, uova e pane buono fanno crescere beneCiò che conta – nel caso della carne – è sapere da dove proviene, acquistarla dall’allevatore e dal macellaio serio, onesto che ci mette la faccia e ne fa una scelta professionale etica. Allora lì si è certi che la bistecca, la costata, la battuta o il macinato per fare il ragù o le polpette sono di prima qualità e non arrivano da un animale di dubbia provenienza A chi ribatte che c’è la crisi, rispondo: è vero, ma è meglio mangiare meno quantità eppure non rinunciare alla qualità“.

An.fo.ra. Punta tutto sulla razza Piemontese. Perchè? “Dopo tante prove e tentativi abbiamo selezionato quella che per noi e per il cliente è la massima espressione di qualità e di gusto. La piemontese allevata con semi di lino nella dieta, come facciamo noi, è invece il mix perfetto tra una ottima qualità, la morbidezza ed una buona resa. Tenerezza e sapidità: questo è, a mio avviso, ciò che si percepisce mangiando la carne Sapoeri. Tante persone dicono di ricordare, mangiando la nostra carne, i sapori di una volta!”.

Parliamo di sicurezza alimentare: “La nostra azienda è certificata secondi i parametri ISO. L’Italia ha i prodotti, a mio avviso, migliori al mondo ed è tra le più controllate a livello internazionale (escludendo le problematiche dei disonesti che tentano le frodi, perchè quello è tutto un’altro tema di contraffazione) tuttavia il Bel Paese è diventato una regione dell’Europa. Mi auguro che nel tempo il lavoro di tutti coloro che portano avanti un modo trasparente di fare allevamento intensivo ma consapevole venga riconosciuto e maggiormente valorizzato”.

@fmfeye

Il presente testo è autorizzato dal Socio An.Fo.Ra. Francesco Ranieri.